Abstract
I disturbi temporomandibolari (TMD) rappresentano un insieme complesso di condizioni caratterizzate principalmente da dolore e disfunzione dell’articolazione temporomandibolare e della muscolatura masticatoria. Sono una delle cause più frequenti di dolore orofacciale dopo le patologie dento-parodontali e presentano segni quali mialgia, artralgia, rumori articolari e limitazione dell’apertura mandibolare. La corretta diagnosi richiede conoscenze specifiche di fisiologia del sistema stomatognatico e un’attenta distinzione tra le diverse tipologie di dolore orofacciale, che possono essere infiammatorie, neuropatiche o correlate a condizioni disfunzionali centrali.
Tra i principali fattori eziologici attualmente riconosciuti vi è il bruxismo, in particolare nella forma di serramento (clenching), che determina un sovraccarico muscolo-scheletrico capace di influire negativamente sulle strutture articolari e muscolari fino a produrre alterazioni discali, artralgia e affaticamento muscolare. L’occlusione dentale non è considerata una causa primaria, ma può agire come fattore aggravante nella distribuzione dei carichi. Nel modello biopsicosociale trovano spazio i fattori psicoemotivi, che influenzano soprattutto il bruxismo della veglia, spesso legato alla tensione emotiva e alla sensibilità allo stress.
La diagnosi del bruxismo del sonno si avvale di strumenti come il dispositivo Bruxoff, che registra l’attivazione dei muscoli masticatori in correlazione con variazioni della frequenza cardiaca, distinguendo il bruxismo da altre attività orali. Il bruxismo della veglia, invece, si basa principalmente sul self-report del paziente, anche se sono in sviluppo sistemi di monitoraggio continuo nelle 24 ore.
Le placche occlusali, pur fornendo benefici nel ridurre le conseguenze del bruxismo, intervengono solo sugli effetti e non sulla causa. L’aumento della dimensione verticale riduce temporaneamente lo stress articolare, ma nel tempo sopraggiunge un nuovo affaticamento muscolare che richiede aggiustamenti frequenti, limitando la stabilità del trattamento.
In questo contesto si inseriscono i dispositivi ELIBA e R.O.LI.NMF. ELIBA si propone di agire direttamente sull’attività bruxistica, offrendo un approccio più causale rispetto alle placche tradizionali. R.O.LI.NMF, oltre a ridurre il bruxismo, mira anche a riequilibrare l’occlusione quando questa risulta alterata secondo criteri neuromiofasciali. Tale riequilibrio è particolarmente rilevante nei casi in cui la malocclusione induca torsioni mandibolari durante il serramento, con un aggravamento delle tensioni muscolari e articolari. L’integrazione di queste metodiche potrebbe rappresentare un’evoluzione nella gestione dei TMD correlati al bruxismo, spostando l’intervento da una semplice protezione delle strutture a una modulazione più profonda delle cause del sovraccarico.
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Approcci neuromiofunzionali per ridurre bruxismo e disturbi temporomandibolari
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